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Progetti delle ONG in Palestina

Patrimonio culturale

 

Progetto pilota per la salvaguardia e valorizzazione di Khirbat Shuwayka
Finanziato dal ministero Affari esteri e affidato al Ciss, il progetto pilota mira a portare a termine un restauro conservativo di emergenza sul sito bizantino di Khirbat Shuwayka, nell’area di Ramallah-El-Bireh, realizzando al contempo un intervento di sostegno alla valorizzazione turistica del sito e un importante percorso formativo per una cinquantina di persone tra studenti, professori e funzionari, e di perfezionamento tecnico per un gruppo di otto giovani restauratori palestinesi. Appoggiata, come partner locale, dalla facoltà di archeologia islamica dell’università Al-quds di Abu Dis, quartiere di Gerusalemme Est, l’iniziativa darà vita anche a una pubblicazione di tipo scientifico sui risultati ottenuti.

Sostegno alla salvaguardia del patrimonio culturale palestinese
Il progetto, anch’esso affidato al Ciss per un importo complessivo di 1 milione 200mila euro di cui 720mila a carico della Direzione generale della Cooperazione allo sviluppo, intende contribuire alla salvaguardia del patrimonio culturale palestinese attraverso un percorso che prevede:


• attività di formazione per la conservazione e la valorizzazione dei beni artistici in generale e per il restauro di mosaici in particolare
• attività di sensibilizzazione dedicate sia agli operatori locali sia alle nuove generazioni
• percorsi di formazione e di aggiornamento professionale utili a rafforzare le istituzioni palestinesi preposte alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio archeologico nazionale.

Il progetto, inizialmente previsto su due anni, si trova oggi nella sua terza annualità per la quale è stata ottenuta una proroga con chiusura prevista per il 25 luglio 2008. Dall’ottobre 2005 partner del progetto è l’Università Al-Quds.

Risultato di grande prestigio, già acquisito nell’ambito dell’ intervento, è la realizzazione di un nuovo edificio adibito a laboratorio di restauro, inaugurato nel marzo 2006 in contemporanea con il trasferimento, nel nuovo immobile presso il campus dell’Università Al-Quds ad Abu Dis (Gerusalemme Est), della Facoltà di Archeologia precedentemente situata a Ramallah e trasformata formalmente in Facoltà di Archeologia e Restauro.

Nell’ambito del progetto stesso, un’altra importante attività è in corso a Gerico: il “training on the job” formazione pratica, della durata di 6 settimane, relativa ai lavori di restauro di parte della pavimentazione a mosaico e delle colonne originali del sito di Mar Zacca, Monastero Copto. Protagonisti del corso 8 studenti che partecipano al Diploma universitario di restauro presso l’Al Quds. Il corso si rifà all’esperienza felice che il Ciss ha portato a termine in passato, sempre a Gerico: il progetto di riqualificazione e valorizzazione delle risorse turistiche e archeologiche del sito di Khirbat al Mafjar. Risultato dell’iniziativa fu l’avvio del Mosaic Centre of Jericho, associazione locale che dispone di un laboratorio di produzione di mosaici e svolge attività di restauro e sensibilizzazione al rispetto del patrimonio culturale.

Salute

 

Promozione dell’inserimento sociale dei disabili psicofisici
L’intervento, previsto sull’arco di tre anni e affidato a Gvc per un importo complessivo di 1 milione 556mila euro di cui 773mila a carico della Dgcs, si prefigge di contribuire a combattere l’esclusione sociale dei disabili psicofisici del distretto di Hebron, mediante il potenziamento dei servizi di riabilitazione e di inserimento lavorativo. Beneficiari dell’iniziativa sono circa 1.000 persone, cioè disabili, famiglie e staff del centro servizi Al-Rajà in cui l’intervento é in corso. L’approccio utilizzato è di tipo comunitario partecipativo in modo da promuovere il coinvolgimento delle famiglie e dell’intera comunità e sviluppare le autonomie dei disabili con un percorso di formazione/avviamento al lavoro attraverso l’inserimento dei giovani prima in laboratori “protetti” poi nel modo lavorativo delle comunità di appartenenza, presso realtà produttive e/o strutture pubbliche e private del distretto di Hebron. Il progetto si trova oggi nella fase di svolgimento della terza annualità.
Per il rafforzamento della struttura e delle attività di inserimento sociale del Centro Al-Raja:
• sono stati strutturati 4 laboratori “protetti”: serre per la coltivazione di fiori e ortaggi, pollai per la produzione di uova e carni, un laboratorio di candele
• sono stati formati 22 assistenti sociali per accompagnare i giovani disabili nei percorsi riabilitativi
• sono state distribuite borse di lavoro a 32 giovani che hanno partecipato alle attività nei laboratori protetti.
Per le attività di sensibilizzazione rispetto alla comunità è stato rafforzato il comitato dei genitori dei ragazzi del Centro, organizzate attività ricreative-aggregative e costruito un campo sportivo per attività riabilitative e comunitarie.

Igiene ambientale

Gestione e riciclo dei Rifiuti Solidi Urbani
L’intervento, eseguito dal Cric per un costo complessivo di 1 milione 556mila euro di cui 774mila a carico della Dgcs, si prefigge di contribuire a migliorare le condizioni igienico ambientali nel quartiere di Hai El Manshia nella municipalità di Beit Lahiya (Striscia di Gaza) e la gestione dei Rifiuti Solidi Urbani tramite la razionalizzazione del sistema di raccolta, orientato principalmente alla riduzione del materiale da conferire in discarica e al riutilizzo di alcune componenti come materia prima derivata. Una delle principali attività prevede di trasformare alcuni tipi di rifiuti solidi (materia organica, sabbia, detriti, ecc.) in beni materiali direttamente utilizzabili dalla comunità beneficiaria (concime organico e manufatti per la pavimentazione stradale) ottenendo quindi vantaggi di tipo economico e relativi al risanamento dell’ambiente. L’intervento inoltre prevede la formazione di addetti e figure tecniche che possano assicurare il mantenimento delle attività di progetto: azioni formative e di sensibilizzazione sono state rivolte alla popolazione locale. Sarà realizzata inoltre una campagna divulgativa nelle scuole e preparati moduli formativi rivolti ai docenti.
Il progetto si trova oggi alla sua seconda annualità, per cui è stata ottenuta proroga, ma le attività risultano in forte ritardo sui tempi approvati a causa delle difficoltà che la Striscia di Gaza vive con il continuo ostacolo posto alla presenza di operatori esterni in loco.

Agricoltura/allevamento

Sviluppo rurale integrato basato su donne e microcredito
L’iniziativa, affidata ad Acs per un valore complessivo di 1 milione 561mila euro di cui 936mila a carico della Dgcs, si propone di estendere, accrescere e consolidare i processi di sviluppo rurale promossi dal programma di credito gestito dalla controparte Parc/Palestinian Agricultural Relief Committees. Obiettivo generale dell’iniziativa il miglioramento delle condizioni di vita e di reddito delle famiglie beneficiarie attraverso l’avvio di microprogetti generatori di reddito, in particolare rivolti alle donne contadine.
Le attività coinvolgono 40 villaggi (10 nella Striscia di Gaza) in dieci distretti dove si cerca di favorire lo sviluppo di attività economiche e processi di promozione del ruolo delle donne in ambito rurale. Il progetto si trova alla sua seconda annualità. Sono state ad oggi realizzate le principali attività di formazione per l’avvio e la gestione di attività rurali generatrici di reddito:
• sono state costituite nuove “organizzazioni di donne” (Women Club) e si é provveduto al rafforzamento di quelle già esistenti
• sono state create “associazioni di villaggio per il credito”, per promuovere la buona gestione del risparmio e consentire l’erogazione di microcrediti.
Tramite la concessione di microcrediti sono stati avviati, a livello sia familiare sia comunitario, numerosi microprogetti generatori di reddito principalmente orientati alla produzioni di ortaggi e all’allevamento di animali di piccola taglia.
Altra componente dell’iniziativa riguarda la promozione di pratiche inerenti l’agricoltura biologica: esperti agronomi italiani e locali hanno contribuito a definire gli standard per l’agricoltura biologica nei Territori Palestinesi, in linea con gli standard utilizzati da tutti i paesi del Mediterraneo, e a formare 20 rappresentanti di cooperative agricole. Tra gli esiti più significativi l’esportazione in Italia, tramite i canali del commercio equo, prodotti palestinesi certificati come biologici, in particolare olio d’oliva, mandorle e datteri.

Educazione e formazione

Costruzione di competenze professionali per l’innovazione educativa
Il progetto, sviluppato su tre anni di attività e affidato al Cic per un valore complessivo di 1 milione 300mila euro di cui 648 a carico della Dgcs, si propone di promuovere mediante la creazione di Centri permanenti di aggiornamento e formazione, nuovi curricula scolastici che propongono metodi di insegnamento innovativi da integrare in modo omogeneo nelle scuole della Cisgiordania. L’intervento prevede pertanto un fattivo sostegno agli insegnanti rendendo disponibile presso i Centri costituiti, il materiale didattico elaborato atto a migliorare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento. Beneficiari 360 insegnanti selezionati per la formazione sulla base delle nuove metodologie didattiche.

Servizi sociali

Sostegno alle strutture di accoglienza di minori in stato di abbandono
Previsto su uno sviluppo biennale e affidato in società a Movimondo e Ucodep per un valore complessivo di 1 milione 470mila euro di cui 734mila a carico della Dgcs, il progetto mira a migliorare le condizioni di vita di minori particolarmente provati (orfani, vittime di abuso e/o in stato di stress psicologico) in Cisgiordania, mediante interventi di sostegno e integrazione dei servizi di protezione infantile offerti da alcune comunità di accoglienza. In particolare le attività sono rivolte a sei strutture ad Atarot, Gerico, Dura, Azarieh, e due centri a Hebron, per incoraggiare una maggiore apertura di tali centri verso le comunità locali e un migliore coinvolgimento delle famiglie. Il progetto prevede anche il rafforzamento delle competenze tecniche del personale del ministero per gli Affari Sociali palestinese, in modo particolare del personale incaricato a livello distrettuale della protezione infantile. Attualmente stanno beneficiando delle attività di formazione 18 operatori, sono stati avviati i lavori di ristrutturazione dell’orfanotrofio di Gerico e allestite quattro ludoteche negli altri istituti beneficiati dal progetto.
Sono stati già realizzati corsi di formazione ai minori ospitati dagli istituti coinvolti nelle attività di progetto sul tema “Diritti dei minori e violenza”, seguiti da incontri informali con famiglie e operatori sociali.

PROGETTI ORDINARI IN FASE DI AVVIO

Minori e disabili

 

Diritti dei minori: tutela giuridica e psico-sociale
L’intervento, previsto su un arco di tre anni per un valore complessivo di 1 milione 315mila euro di cui 656mila a carico della Dgcs, sarà affidato a Ucodep con l’obiettivo di migliorare la tutela giuridica e psico-sociale dei minori in Palestina, mediante attività di formazione rivolte agli operatori giuridici, l’attivazione di servizi di supporto psicologico e legale, attività di sensibilizzazione. Il progetto intende promuovere inoltre la creazione di spazi e momenti di aggregazione rivolti ai minori, coinvolgendo il maggior numero possibile di bambini ma anche di adolescenti affinché assumano un ruolo attivo all’interno delle proprie comunità e si trasformino in attori sociali capaci di incidere nei processi di sviluppo e crescita comunitaria. Tale intervento è di fondamentale importanza nei Territori Palestinesi dove spesso i bambini sono costretti a vivere in ambienti e situazioni di insicurezza e si trovano ad essere testimoni di numerosi episodi di violenza, con pesanti ripercussioni sia dal punto di vista psicologico che giuridico.
Il progetto verrà realizzato in collaborazione con “Defence for Children International – Palestine Section” , organizzazione affiliata all’omonima organizzazione internazionale che dal 1992 é impegnata nel garantire assistenza legale ai minori; e con la “Youth Male Christian Association”, fondata a Gerico nel 1949.

Sviluppo delle risorse sociali ed educative

Il progetto, di cui sarà esecutore Terres des Hommes con un costo totale di 512mila euro di cui 256mila a carico della Dgcs, si propone di migliorare la qualità della vita dei minori di Beit Ula, cittadina del distretto di Hebron. Tra le attività previste, aumentare il numero delle utenze e accrescere l’offerta di spazi educativi e culturali destinati a giovani e bambini dal centro culturale di Beit Ula, attrezzandoli ed equipaggiandoli anche per soggetti portatori di handicap psicofisici. Inoltre, particolare attenzione sarà dedicata alle iniziative di supporto professionale rivolte agli educatori e al personale impegnato nella gestione del centro: sono previsti percorsi formativi sugli strumenti e le metodologie più adeguate a fronteggiare le particolari esigenze di minori disagiati e bisognosi. Lo sviluppo di un lavoro in rete con associazioni, enti, Ong e istituzioni locali, e la promozione di attività generatrici di reddito utili a potenziare l’autosostenibilità economica degli interventi, saranno utili a promuovere un modello lavorativo sostenibile, capace di acquisire e utilizzare le risorse necessarie a dare continuità al lavoro.

Sostegno dei disabili nelle comunità di Betlemme e Hebron
L’obiettivo principale del progetto di durata biennale, affidato all’Aispo per una spesa complessiva di 767mila euro di cui 536mila a carico della Dgcs, è quello di migliorare la vita della popolazione disabile nel sud della Cisgiordania mediante il potenziamento dei servizi di assistenza e riabilitazione disponibili su base comunitaria nei governatorati di Betlemme e Hebron. L’essere disabile è sia un effetto sia una causa della povertà: l’accesso ancora limitato dei diversamente abili all’educazione e al lavoro comporta esclusione sociale ed economica, facilmente ridimensionata da uno sviluppo economico e sociale che garantisse prevenzione e riabilitazione tempestive ed efficaci. L’intervento dunque si fonda su un approccio integrato che comprende prevenzione, diagnosi precoce e riabilitazione, capace anche di provocare un reale cambiamento nelle abitudini e nei comportamenti a livello familiare e comunitario. Tra le attività volte a raggiungere gli obiettivi dell’iniziativa:
• la ristrutturazione e l’attrezzatura di un centro di Community based rehabilitation and training
• la realizzazione di corsi di formazione
• l’abbattimento di barriere architettoniche domestiche
• un programma di micro-credito
• un programma di formazione e sensibilizzazione di giovani disabili in materia di diritti delle persone disabili a livello locale ed internazionale
• l’acquisto di ausili per bambini disabili
• la copertura di costi per interventi chirurgici e riabilitativi nei casi sociali di particolare gravità.

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I progetti di emergenza MAE in Palestina

Striscia di Gaza

E’ parte dei Territori Palestinesi Occupati da Israele nel 1967: da allora la popolazione è cresciuta enormemente, senza la possibilità di poter programmare e organizzare il proprio futuro, dall’autonomia economica alla salute, dal lavoro ai servizi. Da quando il 19 settembre scorso la sicurezza israeliana ha dichiarato la Striscia di Gaza “territorio ostile” sono stati tagliati anche i rifornimenti di elettricità e petrolio in aggiunta a materiale sanitario (dai farmaci ai macchinari) e alimentare. La disoccupazione colpisce la gran parte della popolazione che si spostava ogni giorno per raggiungere il luogo di lavoro fuori dalla Striscia. Popolazione che attualmente conta almeno un milione e 500mila persone, distribuite in un’area costiera lunga una quarantina di chilometri e larga da 6 a 14, i cui principali centri sono Gaza (circa 410.000 ab.), Khan Yunis (circa 180.000 ab.) e Rafah (circa 155.000 ab.).

1 - Bonifica dalle Macerie e innesco di un ciclo economico generatore di reddito

Valore del progetto 550mila euro.
L’iniziativa opera in sinergia con un progetto Unido, finalizzato alla produzione di materiale riciclato utile per la costruzione di strade mediante la frantumazione delle macerie. La vendita del materiale permetterà di coprire le elevate spese che sono richieste per operare la rimozione delle macerie. Con questa iniziativa si intende fornire al Joint Service Council costituito dalle municipalità di Rafah e Khan Yunis i mezzi meccanici necessari alla rimozione delle macerie presenti nel territorio a causa della distruzione di migliaia di case. L’intervento è mirato a ripristinare condizioni di vivibilità ambientale accettabili.

2 - Iniziativa a favore della popolazione

Valore del progetto 1 milione 500mila euro.
L’iniziativa è stata deliberata nel luglio 2006 quando la Striscia di Gaza si confrontava con una fase acuta di emergenza umanitaria a causa della grave penuria di tutti i generi di consumo, dovuta al regime di limitazioni alle importazioni. Ed è stata completata l’attività messa in campo per rispondere ai bisogni essenziali della popolazione di quattro municipalità. Ma il blocco alle importazioni non ha consentito neppure la consegna al comune di Khan Yunis di tre camioncini per la raccolta dei rifiuti dal Campo Rifugiati (i veicoli stazionano presso il fornitore a Ramallah, in Cisgiordania). Per la stessa ragione sono state cancellate le forniture richieste dalle altre tre municipalità e che erano comprese nell’intervento: 1 camion da 30 tonnellate per trasporto rifiuti, 2 trattori per il traino di cisterne per la distribuzione di acqua potabile, 1 veicolo pick-up per il servizio di manutenzione.

3 - Coordinamento delle attività

Valore 500mila euro.
Questa iniziativa é di rilevante importanza per il coordinamento delle molteplici e complesse attività connesse agli interventi umanitari di emergenza e si prevede che essa possa coprire i bisogni per la gestione delle iniziative per tutto il 2008.

4 - Riabilitazione e nuovo impianto per la dissalazione delle acque

Valore del progetto 485mila euro.
Nella Striscia di Gaza l’80% circa dell’acqua si colloca al di fuori degli standard qualitativi raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, discostandosene spesso in maniera drammatica, con concentrazioni di cloruri e nitrati che arrivano anche a 5-10 volte i valori massimi ammessi. Il problema assume caratteristiche molto gravi per il costante aumento dei valori degli inquinanti chimici: nella maggior parte dei casi ciò costringe alla chiusura dei pozzi usati per il rifornimento della popolazione dopo pochi anni di sfruttamento.Nei mesi scorsi il Ciss ha avuto l’incarico di portare a termine un’iniziativa che prevede due percorsi:
riabilitare i due impianti di desalinizzazione realizzati dal Ciss nel 1998/1999 a Khan Yunis e salvaguardare l’unica fonte di acqua dolce di cui dispone la municipalità per una popolazione di più di 150mila persone
costruire un primo impianto di desalinizzazione a Rafah per fornire una fonte di acqua dolce alla municipalità che serve più di 120mila persone.

Gli impianti di Khan Yunis risultano funzionare parzialmente: l’uno per il 30% e l’altro per il 60% della loro capacità ma, in assenza di un intervento, entrambi sono destinati a peggiorare ulteriormente. A regime garantiscono ogni anno circa un milione di metri cubi d’acqua dolce che viene miscelata nella rete idrica con acque provenienti da altre fonti con maggiore tasso di salinità, fornendo un prodotto potabile entro i limiti degli standard Oms e capace di coprire il fabbisogno cittadino in percentuali superiori al 70-75%. La rimanente parte della città usufruisce della distribuzione in discontinuo, attraverso le due stazioni di distribuzione e autocisterne pubbliche e private. La vicina comunità e il governatorato di Rafah soffrono della stessa scarsità di acqua dolce che affligge tutto il distretto, ma sono in condizioni indubbiamente più critiche perché Rafah non possiede nessun impianto di desalinizzazione per un’area che include oltre 170mila abitanti, attualmente riforniti da 18 pozzi che non rispettano i requisiti di potabilità.

5 - Assistenza alimentare alla popolazione

L’Italia partecipa all’appello di emergenza lanciato dall’Unrwa per il 2007 con un contributo di 850mila euro. La somma contribuirà a rispondere agli urgenti bisogni alimentari dei rifugiati della Striscia di Gaza. In particolare, l’apporto del governo italiano andrà a coprire parte delle spese destinate alla quarta distribuzione di cibo che l’Agenzia dell’Onu responsabile per l’assistenza ai rifugiati palestinesi ha avviato a partire dal 7 dicembre nella Striscia di Gaza, e che verrà portata a termine entro il 15 gennaio 2008. Beneficiarie saranno 162mila famiglie, che riceveranno pacchi di aiuti alimentari contenenti farina, riso, zucchero, olio di girasole, latte intero e lenticchie, alimenti dall’alto contenuto nutritivo per far fronte alla cronica mancanza di micronutrienti essenziali. Le derrate alimentari saranno distribuite ai singoli individui. La preparazione e la distribuzione dei pacchi di alimenti viene organizzata e svolta da dipendenti che l’Agenzia Onu ha assunto nell’ambito del Programma per la creazione di posti di lavoro. Oltre 860mila, del milione abbondante di rifugiati presenti nella striscia di Gaza, per il proprio sostentamento dipende totalmente dall’assistenza alimentare garantita dall’Unrwa

Cisgiordania e Gerusalemme Est

 

Parte dei Territori Palestinesi Occupati, come la striscia di Gaza, la regione occidentale della Giordania, comprensiva della parte araba di Gerusalemme, a seguito degli esiti della guerra arabo-israeliana del 1948, è annessa al regno di Giordania sotto lo scettro di re Abdallah. Nella guerra dei Sei Giorni nel 1967 viene occupata dagli israeliani, che da allora attuano una massiccia campagna di colonizzazione demografica ebraica attraverso un’ininterrotta espansione di insediamenti di coloni e modificano lo “status” di Gerusalemme, dichiarata nel 1980 capitale dello stato di Israele. Con la proclamazione dello stato di Palestina nel 1988, la Giordania rinuncia a ogni diritto sulla regione. In seguito agli accordi israelo-palestinesi 1993-1995 i centri principali della Cisgiordania passano sotto il controllo di un’amministrazione autonoma palestinese. Nel 1996 si tengono le elezioni per un consiglio dell’Autorità palestinese che avrebbe dovuto costituire il nucleo di un futuro stato indipendente, possibilità che viene messa in seria difficoltà dagli scontri sanguinari tra israeliani e palestinesi verificatisi a partire dagli ultimi mesi del 2000 e non ancora ricomposti. La Cisgiordania è abitata da arabi, ebrei, e altri gruppi etnici: la maggior parte degli arabi sono rifugiati o loro diretti discendenti, fuggiti da Israele nel 1948.

12 progetti di sostegno alla popolazione della zona “cerniera”
Valore complessivo del programma 2 milioni 600mila euro.
Beneficiari saranno gli abitanti dei villaggi situati lungo la zona “cerniera” (seam zone), territorio compreso tra il Muro di separazione e la Linea Verde, fissata tra Israele i suoi vicini (Egitto, Giordania, Libano e Siria) dopo la guerra arabo-israeliana del 1948. La Green Line separa Israele anche dai Territori Occupati nella guerra dei Sei Giorni del 1967, e cioè Cisgiordania, Striscia di Gaza, Alture del Golan (e Penisola del Sinai, già riconsegnata all’Egitto). La crisi umanitaria dei Territori è determinata in primo luogo dalle restrizioni imposte alla circolazione di uomini e beni. In Cisgiordania la massiccia presenza di barriere fisiche e il meccanismo complesso dei permessi individuali di fatto dividono la regione in diversi “cantoni” pressoché isolati gli uni dagli altri. Il Muro procura pesanti danni all’economia del paese colpendo direttamente la vita sociale e lavorativa: una volta terminato, imprigionerà nella zona di “cerniera” tra Muro e Linea Verde 40 località abitate da circa 60.500 persone, che saranno isolate da luoghi di lavoro, cure mediche specialistiche, scuole superiori e università, mercati, banche e spesso addirittura dalle loro relazioni familiari. I 75 chilometri di Muro costruiti nei sobborghi di Gerusalemme Est di fatto separano palestinesi da palestinesi e la città dal resto della Cisgiordania.
Con un intervento direttamente eseguito dall’Unità Tecnica Locale, per una spesa di 230mila euro, é in corso l’identificazione dei bisogni delle Autorità locali per l’erogazione dei servizi essenziali alla popolazione.
Il programma di emergenza prevede per la regione 12 progetti da realizzare in loco, affidati alle Ong italiane e punta a questi obiettivi:
• contribuire a rivitalizzare l’economia palestinese con interventi di assistenza all’agricoltura e alla creazione di lavori temporanei
sostenere il lavoro di assistenza delle Ong attive a Gerusalemme Est, non essendo consentito alle istituzioni governative palestinesi intervenire direttamente per garantire salute e servizi sociali alla popolazione araba
• essere di supporto alla vita quotidiana di chi vive nella zona “cerniera”
assistere la parte di popolazione più vulnerabile e chi riceve danni diretti dalla costruzione del Muro.
Le iniziative sono in corso di esecuzione: otto lettere di incarico sono già state assegnate e sei interventi sono già avviati.

Stanziato 1 milione di euro aggiuntivo
Nel mese di novembre la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo ha approvato una nuova iniziativa multi-settoriale di Emergenza del valore di 1 milione di euro per mitigare l’impatto della crisi umanitaria in Cisgiordania. Il nuovo programma, che l’Ufficio Tecnico Locale di Gerusalemme eseguirà in gestione diretta, giunge pertanto a rinforzo del contributo di 2 milioni 600mila euro stanziati dal Mae per la realizzazione di 12 iniziative, già in corso di esecuzione che si integrano e sono in alcuni casi in continuità con quelli previsti dal programma di emergenza esposto fin qui. Obiettivo principale resta quello di sostenere dal punto di vista sociale, economico e sanitario, comunità e villaggi confinati nella zona di “cerniera” (area inclusa tra il Muro e la “linea verde”), garantendo alla popolazione l’erogazione dei servizi essenziali. Per alcuni degli interventi si prevede la collaborazione con le Ong italiane.
L’iniziativa é articolata nelle componenti progettuali che seguono:
• sostegno alle autorità locali di villaggi e comunità intrappolate nella “zona di cerniera” attraverso l’erogazione dei servizi essenziali mediante il rinforzo dei centri sanitari di base presenti nella “zona di cerniera”, la fornitura di attrezzature e la riparazione e adeguamento delle infrastrutture danneggiate;
• il sostegno alle autorità locali per l’erogazione dei servizi essenziali di loro competenza (acqua potabile, gestione rifiuti e acque reflue), potenziamento delle strutture scolastiche, rinforzo dei centri sanitari di base
• erogazione di servizi pubblici essenziali nella città di Ramallah
• realizzazione di una stazione intermedia di emergenza per la raccolta dei rifiuti solidi urbani della città di Betlemme
protezione delle donne a rischio sociale mediante il potenziamento dei servizi erogati dal Centro nazionale per la protezione delle donne colpite da violenza domestica
• rinforzo dei servizi sanitari di base nel distretto di Betlemme.

Sostegno degli allevatori di ovini in Cisgiordania e Valle del Giordano
L’Italia ha stanziato nel dicembre 2007 un contributo di 650mila euro alla Fao, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, per un intervento a sostegno degli allevatori di ovini e caprini della Cisgiordania e per le comunità beduine della Valle del Giordano, che verranno riforniti di mangime per gli animali di piccola taglia, in modo da contribuire a una resa qualitativa del bestiame, fonte di reddito primaria. I costi elevati dei mangimi, derivanti dalla scarsa produzione locale e dalle difficoltà di acquisto e commercializzazione di tali prodotti dall’estero, costituiscono un forte limite per l’economia famigliare degli allevatori, già fortemente provati dalle conseguenze della costruzione del Muro e dalla confisca di terre. L’intervento della Fao è volto a garantire mangime a costi ridotti, intervenendo con l’acquisto del prodotto sul mercato internazionale e favorendone la diretta consegna in appositi magazzini di stoccaggio. La gestione dei magazzini e le relative attività di commercializzazione saranno realizzate con la collaborazione di Ong locali e italiane. All’interno dell’intervento sono previste importanti componenti quali la costituzione di consorzi di consumatori e la formazione sull’ottimizzazione del consumo e utilizzo delle risorse finanziarie, al fine di migliorare le pratiche di allevamento e rendere gli allevatori sempre più indipendenti dagli aiuti esterni.

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Progetti MAE in Palestina

  1. Programma di sostegno alle municipalità palestinesi
    Valore dell’iniziativa 25 milioni di euro.
    Il PMSP/Programma di Sostegno alle Municipalità Palestinesi, in sinergia con gli interventi di Banca Mondiale, Unione Europea ed altri paesi donatori, si configura come contributo italiano all’impegno che l’Autorità Nazionale Palestinese ha intrapreso nella riforma del sistema delle Autorità Locali. L’iniziativa, promossa dalla Dgmm/Direzione generale per i paesi del Mediterraneo e del Medioriente del Ministero degli Affari Esteri, prevede un importante coinvolgimento del sistema degli Enti locali italiani per il rafforzamento delle capacità tecniche, amministrative e gestionali degli Enti locali palestinesi in quattro governatorati (Gerusalemme, Betlemme, Hebron e Khan Yunis), nonché il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione araba di Gerusalemme Est.
    Obiettivo principale del programma é quello di contribuire alla ricostruzione del sistema degli enti locali palestinesi affinché, in maniera democratica e decentralizzata, incoraggino il coinvolgimento della popolazione nei processi decisionali assicurando alle comunità locali il ripristino ed il funzionamento dei servizi essenziali. Ad oggi, nonostante le difficoltà finanziarie che di fatto hanno impedito il finanziamento di nuove iniziative, il programma ha portato all’esame del Comitato tecnico bilaterale (Btc) 60 progetti, 39 dei quali sono stati approvati per un valore di 7 milioni 150mila euro, di cui 5 milioni 400mila da parte del Pmsp e i restanti 1milione 750mila euro da parte dei partner italiani. L’iniziativa sta ultimando le procedure atte all’avvio di ulteriori importanti progetti finalizzati a rafforzare ulteriormente il rapporto tra gli Enti locali palestinesi e gli Enti locali italiani.
  2. Sostegno all’Ufficio della Presidenza Palestinese
    Valore del progetto 300mila dollari.
    Il nostro paese, con uno specifico contributo a Undp, aderisce a un “basket fund” istituito con altri paesi donatori per un progetto di “capacity e institution building” volto a rafforzare le competenze tecniche dell’Ufficio di Presidenza in vista del rafforzamento istituzionale dell’Ufficio
  3. Formazione dei dirigenti e quadri tecnici del General Personnel Council
Valore del progetto 853mila dollari.
Il Gpc/General Personnel Council é l’organismo responsabile della formazione e l’impiego dei dipendenti pubblici e del rispetto della ‘Civil Service Law’ palestinese. Obiettivo dell’iniziativa è la riqualificazione dei quadri dirigenziali e tecnici della pubblica amministrazione palestinese, tramite percorsi di formazione in tema di gestione amministrativa e buon governo, da definirsi con il coinvolgimento di istituzioni accademiche e università. Fine ultimo é rendere il Gpc capace di sostenere nella maniera più efficiente il Governo mediante una gestione più adeguata delle risorse umane. In particolare il progetto verterà sul pieno funzionamento del ‘Administration Leadership Centre’ costituito all’interno del Gpc e sulla formazione e reinquadramento di 1200 senior, dipendenti pubblici,che avranno il compito di guidare i loro ausiliari.

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Annapolis: dichiarazione congiunta israelo-palestinese

I rappresentanti del governo dello stato di Israele e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, rappresentati rispettivamente dal Primo Ministro Ehud Olmert e dal Presidente Mahmud Abbas nella sua veste di Presidente del Comitato esecutivo dell’Olp e di Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, riuniti ad Annapolis nel Maryland, sotto gli auspici del Presidente degli Stati Uniti George W. Bush e con il sostegno dei partecipanti a questa conferenza internazionale, hanno messo a punto la seguente dichiarazione d’intenti.

‘’Esprimiamo la nostra determinazione a mettere fine allo spargimento di sangue, alle sofferenze e a decenni di conflitto tra i nostri popoli; a aprire una nuova era di pace fondata sulla libertà, la sicurezza e la giustizia, la dignità, il rispetto e il riconoscimento reciproco; a diffondere una cultura di pace e di non violenza; a far fronte al terrorismo e alla provocazione, di matrice sia israeliana sia palestinese. Nel perseguire l’obbiettivo di due stati, Israele e Palestina, convivendo in pace e sicurezza, concordiamo di lanciare immediatamente negoziati bilaterali in buona fede per concludere un trattato di pace che risolva tutte le questioni pendenti, comprese quelle essenziali senza eccezione alcuna, come specificato in precedenti accordi.

‘’Concordiamo di impegnarci in trattative vigorose e continue senza interruzioni, e faremo ogni sforzo per giungere a un accordo prima della fine del 2008. A questo fine, è stato deciso che una Commissione di orientamento guidata congiuntamente dai leader della due parti si riunisca regolarmente. La Commissione metterà a punto un piano di lavoro congiunto, stabilirà e supervisionerà il lavoro dei team negoziali guidati da rappresentanti delle due parti per la soluzione delle varie questioni. La prima riunione del Comitato si terrà il 12 dicembre 2007. Il presidente Abbas e il Primo Ministro Olmert continueranno a incontrarsi ogni due settimane per seguire i negoziati e portare tutto l’aiuto necessario al loro avanzamento.

Le parti si impegnano inoltre a far fronte ai rispettivi obblighi derivanti dalla Road Map verso una soluzione permanente del conflitto israelo-palestinese basata su due stati, cosi come enunciata dal Quartetto il 30 aprile 2003, e concordano di dar vita a un meccanismo americano-palestino-israeliano guidato dagli Stati Uniti, per dare applicazione alla Road Map. La parti si impegnano anche a continuare a far fronte ai loro attuali obblighi derivanti dalla Road Map fino a quando non pervengano a un trattato di pace. Gli Stati Uniti controlleranno e giudicheranno sul rispetto degli impegni della Road Map. Salvo accordi contrari tra le due parti, l’applicazione del futuro trattato di pace sarà soggetta all’attuazione della Road Map sotto la supervisione degli Stati Uniti”.

Dec
13th
Thu
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http://www.liveleak.com/view?i=2a0_1185106657
Dec
2nd
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Che cosa è la Risoluzione del P.E. sull'applicazione della Direttiva 2004/38/CE

Che cos’è la Risoluzione del Parlamento Europeo sull’applicazione della Direttiva 2004/38/CE e contro la discriminazione dei Rom? 

di Roberto Malini 

Innanzitutto, ecco il titolo completo del documento: Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 novembre 2007 sull’applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. 

La Risoluzione della Direttiva 2004/38/CE non è soltanto un ammonimento perché l’Italia comprenda lo spirito della “Direttiva sulla libera circolazione dei cittadini europei” e la metta in pratica in ogni parte, ma anche una chiara e recisa condanna delle Istituzioni italiane per la loro politica discriminatoria contro i Rom. Il Parlamento Europeo, con la Risoluzione, intima al nostro Paese di abbandonare razzismo e abusi contro i popoli zingari. Nelle premesse, il Parlamento Europeo ricorda all’Italia le fondamenta stesse dell’Unione Europea, violate sistematicamente con i provvedimenti verso gli zingari. E non si parla di minime violazioni, perché i riferimenti alle norme infrante dall’Italia sono Trattati e Convenzioni fondamentali: il Trattato dell’Unione Europea; la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, la succitata direttiva 2004/38/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al “diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri”; la Convenzione-quadro del Consiglio d’Europa per la tutela delle minoranze nazionali; le diverse Risoluzioni “sulla libera circolazione delle persone, la lotta contro le discriminazioni e in particolare la Risoluzione del 28 aprile 2005 sulla situazione dei Rom nell’Unione Europea”. 

I concetti ribaditi sono importanti e quello riconosciuto dalla Direttiva 2004/38/CE è solo il punto di partenza: “La libera circolazione delle persone è una libertà fondamentale e inalienabile, riconosciuta ai cittadini dell’Unione dai trattati nonché dalla Carta dei diritti fondamentali, e che essa costituisce uno dei pilastri della cittadinanza europea”. 

La Risoluzione, infatti, prevede che allontanare un cittadino dell’Unione possa essere fatto solo quando tale atto non violi i suoi diritti fondamentali, che sono il diritto alla sicurezza, alla casa, al lavoro, alla tutela delle proprie possibilità di accasarsi, di crescere socialmente, di mantenere la propria famiglia, di esprimersi. Gli allontanamenti devono essere provvedimenti individuali, basati non solo su decisioni di autorità nazionali, ma cooperando con Eurojust ed Europol, specie quando si intenda perseguire giudiziariamente la criminalità organizzata (altrimenti si potrebbero cercare le solite “scappatoie all’italiana” e considerare criminalità organizzata, per esempio, l’indigenza che costringe ad attività senza licenza, all’accattonaggio di maggiorenni e minori, ai servizi di strada). Il cittadino espulso ha comunque il diritto di presentare ricorso contro il provvedimento. 

La Risoluzione ribadisce con fermezza, inoltre, che “Le espulsioni collettive sono proibite dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”. 

Nel caso dei Rom, però, le violazioni sono attualmente ancora più gravi e il Parlamento Europeo ricorda all’Italia che “La lotta contro qualsiasi forma di razzismo e xenofobia nonché contro qualsiasi forma di discriminazione fa parte dei principi fondamentali sui quali è fondata l’Unione” e che “Ogni cittadino dell’Unione e i suoi familiari che soggiornano liberamente e legalmente in uno Stato membro devono godere in tale Stato della parità di trattamento rispetto ai cittadini nazionali”. Questo significa che le persone che vivono nell’indigenza devono essere aiutate a procurarsi mezzi di sostentamento e abitazione e non costrette a conseguire - in condizioni disperate - titoli di lavoro e abitazione impossibili, senza programmi di ausilio o, in caso contrario, deportate verso i Paesi da cui sono fuggite a causa della povertà o della persecuzione. La Risoluzione rileva, in questo senso, che “I Rom sono ancora oggetto di discriminazioni e di abusi nel territorio dell’Unione e che l’integrazione, l’inserimento sociale e la protezione di tale minoranza sono, purtroppo, obiettivi ancora da conseguire”. 

Il Parlamento Europeo stigmatizza anche le dichiarazioni di personalità pubbliche (anche i media, non solo i politici, sono “personalità pubbliche”) che incitano all’odio razziale. 

Riguardo ai provvedimenti più urgenti, il Parlamento Europeo indica una via maestra: attuare “Programmi di sviluppo e di aiuto sociale inclusi nei Fondi strutturali”. La Commissione europea, nel contempo, effettuerà “entro il 1° giugno 2008, in collaborazione con i parlamenti nazionali, una valutazione dei problemi di recepimento di tale direttiva in modo da mettere in evidenza (e attuare) le migliori prassi nonché le misure che potrebbero portare a discriminazioni tra i cittadini europei”. 

Al punto 12, il documento afferma che “La protezione dei diritti dei Rom e la loro integrazione costituiscano una sfida per l’Unione nel suo complesso”. 

Al punto 13 “propone l’istituzione di una rete di organizzazioni che si occupino dell’integrazione sociale dei Rom nonché la promozione di strumenti volti ad aumentare la consapevolezza in materia di diritti e doveri dei Rom, ivi compreso lo scambio di migliori prassi; considera, a questo proposito, molto importante una collaborazione intensa e strutturata con il Consiglio d’Europa”. Riguardo a questo punto, sarà fondamentale la partecipazione a qualsiasi progetto sia del Gruppo EveryOne che del Circolo Pasolini, il cui lavoro è stato alla base del dossier presentato al Parlamento Europeo. Altrimenti si ricadrà nei soliti errori e sprechi, dettati dalla scarsa conoscenza della questione evidenziata dalle Istituzioni praticamente da sempre. 

Media e politici italiani sembrano attoniti, di fronte alla Risoluzione, verso la quale è applicata una forma inopportuna di censura, cui il Gruppo EveryOne, il Circolo Pasolini e le forze politiche che hanno appoggiato e integrato la mozione (Radicali, PSE, ALDE, GUE, VERDI) cercano di opporsi, divulgandone il testo in ogni sede. Non sembrano rendersi conto, le Istituzioni, che - oggi stesso o fra una settimana o magari fra un mese - le cose ormai devono cambiare e le parti sociali che sono in posizioni di potere devono modificare il loro atteggiamento. C’è un grande imbarazzo, come se si trattasse di qualcosa di inatteso, non di una Risoluzione formale e ufficiale. Per quanto difficile, il processo di cambiamento è avviato ed è un gran bene, per l’Italia, perché nella Mozione (www.everyonegroup.com) e nella Risoluzione si parla di vite umane, di tante vite umane, e il documento del Parlamento Europeo tocca in modo chiaro e incontrovertibile tutti i punti sollevati grazie a un’analisi meticolosa della questione, basata su una grande esperienza riguardo al mondo dei Rom, arricchita dalla consulenza dei principali organismi di tutela di quella minoranza: dalla Gypsy Lore Society all’Union Gypsy, all’Union Romani, alla facoltà di Cultura e Lingua Rom dell’Università di Parigi, a esponenti dei popoli zingari che posseggono esperienza e competenza nei settori in cui si dovrà operare per l’inserimento e la tutela dei Rom. La Risoluzione deve essere considerata dal nostro Paese non come un evento umiliante, ma come un monito a cogliere la più grande sfida del nostro tempo e ad iniziare - da subito! - a restituire a un grande popolo, un popolo antico e ricco di tradizioni, il suo ruolo nell’Europa del domani. Dopo secoli di schiavitù e repressioni, di povertà e stermini, culminati con l’Olocausto (che colpì duramente gli zingari, i quali lo chiamano Porrajmos), l’Italia, come tutto il Vecchio Continente, ha ora la straordinaria opportunità di sconfiggere la più odiosa delle forme di discriminazione e di iniziare a sentirsi migliore, parte di un’Europa di persone e popoli diversi per Storia e cultura, ma uguali fra loro nei diritti.

Nov
17th
Sat
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Monasteri attaccati in Birmania dal 26 al 29 settembre

Questa è la lista dei monasteri attaccati e il numero dei monaci arrestati dal 26 al 29 settembre 

1. Ngway Kyar Yan monastery South Okkalapa township, Rgn 26 September More than 100 monks
2. Maggin monastery Thingyangyun township, Rgn 26 September 4 monks and 4 people
3. Moe Gound monastery MoeGound Pagoda in Yan Kin township - Rgn 26 September
4. Pauk Myaing monastery Chan Mya Thasi township Mandalay 27 September 40 monks
5. THein Daw Gyi monastery Bhamo township Kachin 26 September 108 monks
6. Khaymarthiri monastery Myintkyina township Kachin 26 September 42 monks
7. Yazana monastery Myintkyina township 26 September 90 monks
8. Wintho monastery Myintkyina township Kachin 26 September 29 monks
9. Netgyikone monastery Moe Hnyin township Kachin 26 September 26 monks
10. Theim Phyu monastery Bo Tha Htaung Twonship 26, September
11. Minnadar monastery Dawbon township- (Rgn) 28, September
12. Dama Tietpan monastery Bahan twonship 28, September
13. Net Gyi Kone monastery Moe Hnyin township - Kachin 25, September
14. Taltkone Quarter Monastery Myiitkyina - Kachin State 25, September
15. Du Kahtawng (Du Mare) Monastery Myiitkyina - Kachin State 25, September
16. Maharbawdi monastery TharKayTa township -Rgn 30, September
17. Myo – Oo monastery Myiitkyina - Kachin State 25, September
18. Khemartiwun monastery Myiitkyina - Kachin 25, September
19. Kyaung Thai monastery Myiitkyina – Kachin 25, September 90 Monks
20. Aung Thi Dar monastery Thar Kay Ta township - Rgn 30, September
21. Zay Ta Wun monastery Thar Kay Ta township - Rgn 30, September
22. Mahar Thi wun monastery Thar Kay Ta township - Rgn 30, September
23. Thae Inn Gue monastery Thar Kay Ta township - Rgn 30, September
23. Zabuaye monastery Tham Tu Mar Road- north Oakalar – Rgn 26. September 30 monks
24. Aye Zay Thi monastery Kyimyintine -Rgn 30-September
25. Ywar lel monastery, Dawbom township – Rgn 28, September
26 Anan Pin monastary Mingalardon Township 1 October
27 Aung SatKyar monastery Bahan township Rgn 2 October 20 monks
28 Dama Zayya monastery South oakkalar township Rgn 3 October
30 Zatila Yama monastery South Oakalar township,Rgn 3 October
31 Zaytawun monastery South Oakalar township,Rgn 3 October
32 Zayya Wati monastery North Oakalar township – Rgn 3 October
33 Pannita Yama monastery North Oakalar township – Rgn 3 October
34 Ngar Htat monastery Thingyangyun- Rgn 3 October
35 Shwe Taung Maw monastery South oakkalar township Rgn 3 October
36 Aung Mingalar monastery Alone township Rgn 1 October
37 Kungyangonn monastery Kungyangonn township Rgn 4 October
38 Dama Thukha monastery South oakkalar township Rgn End of September
39 Kyauk Kartaw east monastery Thingyangyun township, Rgn End of September
40 Pyanngar Takon monastery Thingyangyun township, Rgn End of September
41 Shwe Kyin Myotthit monastery Thingyangyun township, Rgn End of September
42 Mingalar Yama monastery Botahtaung township,Rgn End of September
43 Pyanngar Yarhular monastery Bahan township Rgn End of September
44 Tharthana Gonye monastery Bahan township Rgn End of September
45 Takkathilar Zayya monastery East new Dagon End of September
46 Thiethti Pahtan monastery East new Dagon End of September
47 Thiri Zayya monastery North Oakalar township – Rgn End of September
48 Pahtitsa Yarma monastery North Oakalar township – Rgn End of September
49 Withuter Yarma Payetti monastery Thingyangyun township, Rgn 6 October

50 Kyauksartaw monastery, Thingyangyun township, Rgn, 4 October, 6 monks

51La Raung Win monastery, Sittwe township, Arakan State, 5 October,
U Thone Dara and monks

52 Myo MA monastery, Maungdaw township Arakan State, 29 September, U Indria Ya and monks

Oct
20th
Sat
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Operazione Why Not

Una vasta operazione dei carabinieri di Catanzaro ha portato alla perquisizione, su ordine della Procura della Repubblica di Catanzaro, di uffici e abitazioni in tutta Italia di oltre venti persone coinvolte in un’inchiesta denominata «Why Not». I reati contestati, a vario titolo, sono quelli di associazione a delinquere, corruzione, violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, truffa, finanziamento illecito ai partiti. Indagati politici calabresi, funzionari regionali, il capocentro del Sismi di Padova e una funzionaria del Cesis (l’ufficio di coordinamento dei servizi segreti). Indagini anche su Giorgo Vittadini, ex presidente nazionale della Compagnia delle Opere, e attuale presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, un’altra società facente capo a Comunione e liberazione.

Tra gli indagati anche il generale della Guardia di Finanza Paolo Poletti, attuale capo di Stato Maggiore del Corpo. Nella notte sono stati perquisiti i suoi uffici, a Roma. Dal decreto di perquisizione risulta che il generale Poletti è indagato per truffa, truffa aggravata ed associazione a delinquere.

Queste le 19 persone indagate: Franco Bonferroni, residente a Reggio Emilia,. del cda di Finmeccanica; PietroMacrì, imprenditore, di Vibo Valentia ; Luigi Filippo Mamone e Francesco De Grano, entrambi dirigenti della Regione Calabria; Valerio Carducci, di Bagno a Ripoli; Gianfranco Luzzo, ex assessore regionale alla Sanità; Mario Pirillo, assessore all’Agricoltura della Regione; Massimo Stellato di Abano Terme, capocentro del Sismi di Padova, e il fratello Gianmario; Vincenzo Bifano, di Lamezia Terme, Gerardo Carnevale, componente dello staff del consigliere regionale Ds della Calabria, Antonio Acri; Angela De Grano di Vibo Valentia; Nicola Adamo, vicepresidente della Regione e assessore al Turismo; Antonio Acri, consigliere regionale; Brunella Bruno, di Roma, appartenente al Cesis; Armando Zuliani, di Brenna, imprenditore; Francesco Indrieri, di Cosenza, commercialista; Salvatore Domenico Galati, 40, di Vibo Valentia, già collaboratore dello staff del senatore e coordinatore regionale di Forza Italia Giancarlo Pittelli; Piero Scarpellini, di Rimini.

Molte le proteste provocate da questa ondata di perquisizioni. Indignato il diessino Nicola Adamo, vicepresidente della regione. «Basta con questa caccia all’uomo. Però, non ho fiducia che ciò possa essere fatto da un ufficio giudiziario che nell’aula sovrana del Parlamento della Repubblica Italiana è stato definito un verminaio». Adamo sostiene di aver ricevuto un avviso di garanzia a settembre e di aver chiesto di essere sentito dal magistrato, senza ottenere risposta. «Più che ipotesi di reato mi sembra di leggere, attraverso l’ordinanza, un vero e proprio calunnioso manifesto politico. Il colmo - secondo Adamo - si raggiunge quando leggo, tra l’altro, che a diffamarmi di una infamia assolutamente infondata è una signora, contro la quale ho già disposto querela, sposata con il giudice che ha arrestato illegittimamente l’on. Franco Pacenza. Pretendo, se fondate e possibili, contestazioni a mio carico; mi si scruti fino in fondo ed in ogni direzione».

L’operazione è denominata «Why Not», dal nome di una società di lavoro interinale con sede a Lamezia Terme che «presta» lavoratori alla Regione per servizi di gestione banche dati e altri servizi informatici. Proprio nei giorni scorsi i lavoratori della «Why Not» hanno inscenato una protesta sotto la sede della giunta regionale per rivendicare il rinnovo del loro contratto di lavoro, scaduto da tempo.

Proprio una lavoratrice della «Why Not», la cui identità viene tenuta segreta, avrebbe dato il via alle indagini di De Magistris, che ha individuato un gruppo di potere trasversale, tenuto insieme da una loggia massonica coperta (la «San Marino»), usata come collante per l’attuazione del disegno criminoso. A questa loggia, una vera e propria lobby sospettata di aver influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l’utilizzo di finanziamenti e l’assegnazione di appalti, sarebbe iscritta una parte degli indagati.

Oct
7th
Sun
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L'ultima intervista di Anna Politkovskaia

Dopo Beslan non è più andata in Cecenia?
«No, il direttore non vuole. Ritiene che oggi sia molto più pericoloso. Sono d’accordo: oggi il pericolo sono persone che hanno promesso di uccidermi».

Chi sono?
«Ramzan Kadyrov».

Perché?
«Non gli piace che io lo ritenga un bandito di Stato, che lo consideri uno degli errori tragici di Putin».

Lo sa da terze fonti o glielo ha sentito dire?
«Lui è pazzo, un idiota assoluto. Dice queste cose alle riunioni di governo. Come un bambino terribile, dice e fa ciò che vuole. Uccide molte persone, laggiù».

Sembra che questa verità non interessi molto ai russi, e nemmeno ai ceceni.
«Sì, è un vicolo cieco. Putin all’estero racconta che in Cecenia tutto funziona. Chi sa che il 99% di quello che dice sono bugie? Non c’è nessuno a cui appellarsi nel mondo: l’ho capito. Ma in qualche caso si riesce a fare qualcosa. Ogni volta si tratta di una vita salvata».

I suoi articoli sono mai costati la vita a qualcuno?
«Purtroppo. Oggi non succede più. Quando accadeva urlavo, usavo ogni occasione per parlarne in Occidente. Siamo riusciti a impedire un altro caso quando ci si voleva vendicare di chi aveva parlato con i giornalisti».

Perché nessuno scende in piazza per le sue denunce? Non ci credono?
«La gente legge, poi ne parla con gli amici. Ne ho parlato con i difensori dei diritti umani, siamo stati costretti ad ammettere che non esiste una quantità di sangue sufficiente a portare i russi in piazza. Se scrivessi che ieri sono morti 200 mila ceceni direbbero, sì, in effetti sono tanti. Tutto qui. Nemmeno se morissero 200 mila abitanti di una città russa. La società oggi è molto crudele».

Si dice che i russi hanno il governo che si meritano.
«Certamente. Una volta la gente parlava. Oggi, se vado a fare la spesa, incontro sicuramente qualcuno che mi dice qualcosa, ma solo in un orecchio. Penso che sia perché nelle posizioni chiave ci sono gli uomini del Kgb. Nel dna della nostra gente c’è il ricordo che a “questi” non ci si oppone. Gli unici che hanno il coraggio di alzare la voce sono i nazionalisti, i fascisti».

Non ha paura che ci sia un altro giro di vite, che chiudano i giornali?
«Ne ho paura da morire. Ma ho deciso che resterò fino all’ultimo, fino a che non potrò più pronunciare una parola».

Lei non aveva mai fatto la corrispondente di guerra. Poi è finita in una fossa, prigioniera dei russi.
«È stato disgustoso. Continuavo a dire: vi sbagliate. Non ne avete il diritto, è illegale. Mi rispondevano che stavano lottando con il terrorismo e io ero una serpe che stava con i guerriglieri, che sarebbe stato giusto ammazzarmi, ma si sarebbero limitati a rendermi innocua. Secondo loro, se non consideravo i ceceni degli animali ero dalla loro parte».

Perché i ceceni l’hanno chiamata a fare la mediatrice nella crisi del teatro Dubrovka?
«Ci ho pensato a lungo, non ho una risposta. Avevano fiducia in me perché anch’io ero stata prigioniera dei russi. Tuttora non sappiamo cosa sia accaduto in quel teatro».

Si diceva che le vedove nere non volessero morire.
«Niente affatto. Avevo parlato con loro. In Cecenia c’era stata quasi una gara tra le donne per poter andare al Dubrovka. Volevano vendicarsi. È una verità crudele. Si è detto che erano state costrette, drogate. Nulla di tutto questo. Avevo parlato con loro, avevo parlato con quelli che avrebbero voluto far parte di quel commando e non ci erano riusciti. Sognavano il Dubrovka, ciascuno per un motivo personale. In Cecenia la sorella per un fratello spesso è più importante della moglie. Al Dubrovka c’erano molte sorelle i cui fratelli erano stati rapiti. Pensavano di vendicarsi così».


Si disse anche che le bombe fossero finte.
«È stato provato mille volte che non era così. Semplicemente non avevano una gran voglia di farsi esplodere. La sera prima del blitz si sperava ancora in un accordo. Le loro richieste erano primitive, ma avevano una logica: Putin doveva almeno far vedere di voler fermare la guerra. Dirlo in tv, ritirare le truppe da un distretto ceceno. Non chiedevano né treni, né aerei, né soldi, né droga. Avevo trasmesso le loro richieste dopo essere uscita. Poi è successo quello che è successo. Probabilmente, se avessi saputo come sarebbe andata a finire, non sarei entrata per il negoziato. Avevo capito che le cose stavano andando male alle due di notte: dovevo rientrare nel teatro, invece aveva vinto l’idea dei servizi, niente più trattative. Era chiaro che ci sarebbe stato l’assalto. Ma non potevo immaginare che avrebbero usato il gas, anche se li vedevo scavare passaggi».

La volta successiva, a Beslan, avevano cercato di avvelenarla.
«Il caso non è ancora chiuso. Dopo per sei mesi sono stata malissimo. Ancora adesso, non riesco a lavorare per una giornata piena. Dovrei curarmi».

Non teme che la prossima volta andrà peggio?
«Quando scegli la tua strada la vivi, anche perché c’è molta gente che conta su di te».

Nel suo libro «La Russia di Putin» lei attacca personalmente il presidente russo. Ritiene che sia colpa di Putin, o che sia una rivincita del vecchio sistema?
«Putin è stato messo lì da Berezovskij, ma non ha più importanza. All’inizio era mite, non si faceva notare. Poi ha deciso di diventare imperatore. È stato educato così. Ma a me questo ordine non piace. Piace al 51% della popolazione? E il rimanente 49%? È una minoranza che non si può nemmeno chiamarla tale, perché non ha diritto a dibattere con la maggioranza. All’inizio del secondo mandato di Putin è diventato chiaro che ha la sua responsabilità personale. Bisogna spiegare che le cose stanno così e che se ci sarà bisogno di eliminarvi verrete eliminati. Pensateci».

Cosa pensano i suoi figli?
«Mi rispettano, e così i loro amici. Le mie amiche sono rimaste. Mia suocera mi odiava, oggi mi adora perché pensa che la mia è stata una vita onesta. Per quanto riguarda mio marito, il giornalista Alexandr Politkovskij, sono contenta che ci siamo lasciati. Era vittima della propaganda ufficiale, beveva e mi diceva che mi ero venduta ai ceceni. Vivere insieme, dopo 22 anni, è diventato impossibile».

Ama l’adrenalina della guerra?
«No, non bevo, non fumo e non amo l’adrenalina. I giornalisti maschi qualche volta giocano alla guerra. Io la odio. È orrenda. Quando ero prigioniera nella fossa era terribile, sporcizia, puzza, senza bagno, acqua, cibo. Mi avevano tolto anche i bottoni, temevano che dentro ci fossero microfoni, mi avevano lasciato solo il burro di cacao e poi uno mi ha rotto pure quel tubetto, cercava i microfoni».

Nei suoi libri lei dice che oggi in Russia tutti i mezzi sono buoni. Per che fine?
«Non c’è fine. Solo restare al potere. Prima si poteva sperare che Putin avesse una strategia. Ma l’unica idea è restare al potere e prendere più soldi che puoi. Chi sono gli oligarchi? Gli uomini dell’amministrazione presidenziale».

Ma se il potere cambia si viene puniti…
«Ultimamente negli ambienti della gente ricca si dice che lui finirà come Ceaucescu».

Esiste la censura o l’autocensura?
«Succede che il direttore mi dice che basta scrivere di Putin, e per un po’ mi cancella delle cose. Vuol dire che qualcuno dal Cremino si è lamentato».

Ritiene di conoscere verità inaccessibili agli altri?
«No. Solo una parte della verità, ma anche quel poco che so viene ignorato dalla maggioranza».

Sep
21st
Fri
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Petizione parlamentare per Carlo Parlanti proposta dall’on. Zacchera (AN)

Petizione parlamentare per Carlo Parlanti proposta dall’on. Zacchera (AN)