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Lettera del Gruppo EveryOne ad Anna Carnigeo
Sono drammatiche le condizioni dei Rom Victor e Menjii, genitori delle piccole vittime del rogo di Livorno
Il Gruppo EveryOne scrive ad Anna Carnineo, Direttrice della Casa Circondariale “Le Sughere” di Livorno e chiede al Comandante delle Guardie Carcerarie di vigilare con umanità e scrupolo sui papà dei quattro bambini morti nell’incendio della baracca in cui vivevano. I due uomini sono straziati dal dolore per la perdita dei figlioletti e stremati a causa dell’ingiusta detenzione
All’attenzione della Direttrice Anna Carnineo e del Comandante delle Guardie Carcerarie. Innanzitutto ci presentiamo: siamo il Gruppo EveryOne (www.everyonegroup.com) e probabilmente in questi giorni avete seguito sui giornali e in TV il caso - di cui ci siamo occupati - della donna iraniana Pegah Emabakhsh, che era già destinata alla deportazione dal carcere di Yarl’s Wood (Bedfordshire, Regno Unito) in Iran, dove avrebbe incontrato la morte per lapidazione. Il nostro Gruppo ha attivato una campagna internazionale inducendo il governo britannico a riconoscere il grave errore giudiziario alla base della sentenza di espulsione e a tornare sui suoi passi. E’ stata così salvata una vita umana ed è stato avviato un procedimento di cambiamento a livello europeo, affinché simili errori non si ripetano più. Siamo in prima linea, in quel progetto e un dossier europeo riguardante le violazioni sistematiche delle Convenzioni sui Rifugiati commesse da molte nazioni democratiche sarà presentato a nostra cura in tempi brevi. Riguardo alla situazione detentiva di Pegah, essa non era caratterizzata da un approccio umanitario, ma punitivo, finché non abbiamo attivato la campagna “Fiori per Pegah”: migliaia di mazzi di fiori hanno raggiunto l’Istituto di pena, provenienti da tutto il mondo, ponendo l’ingiusta prigionia della donna in evidenza pubblica e inducendo le guardie - alcune delle quali per la verità si sono mostrate umane - a trattare meglio la prigioniera, in attesa della sua liberazione, che poi è avvenuta. Il Gruppo EveryOne è convinto che anche fra le guardie carcerarie ci possano essere persone buone, che credono nei diritti umani e in un atteggiamento rispettoso e solidale verso i detenuti.
Il nostro Gruppo, dopo aver esaminato attentamente il loro caso, è attualmente molto vicino ai signori Victor Lacatus e Menjii Clopotar, ospiti della Vostra casa Circondariale. Dopo aver analizzato attentamente l’evento che li riguarda, siamo assolutamente certi che sarà loro restituita presto la libertà. Ci auguriamo che per giungere a questo risultato saranno utili le nostre analisi dettagliate del caso, effettuate con metodo scientifico, oltre che la considerazione da parte delle autorità della palese gravità delle condizioni psichiche in cui si trovano i genitori, straziati dal dolore della perdita dei loro bambini e dalla successiva, drammatica vicenda che li ha condotti addirittura ad essere privati della libertà, senza altra colpa che quella di essere ‘zingari’.
La nostra esperienza nel campo della tutela dei Diritti Umani ci induce a scriverVi per raccomandarVi di non sottovalutare le spaventose condizioni in cui versano attualmente i due detenuti, che sicuramente sono ai limiti della sopportazione umana di una condizione di prigionia che si somma al loro stato di prostrazione e sofferenza. Studiamo la Storia delle persecuzioni e dei genocidi da trent’anni e possiamo garantirVi che la loro situazione attuale è simile a quella dei detenuti ebrei o nomadi nei campi di concentramento nazisti e che il loro livello di spirito di sopravvivenza è a una soglia bassissima.
Pertanto Vi preghiamo non solo di aver cura di loro 24 ore su 24, per evitare gesti di grave autolesionismo, ma di provvedere nei loro confronti a un trattamento attento, rispettoso, particolarmente umano. Parlate loro con voce gentile, usando il sorriso e infondendo loro coraggio, mostrandovi solidali verso la loro dolorosa condizione. Abbiate lo scrupolo di presentare loro il cibo in modo gradevole e di farli sentire esseri umani il cui destino vi stia a cuore. Solo così si può evitare sia il rischio di azioni autodistruttive, sia l’esaurimento della forza di sopravvivenza. Queste nostre raccomandazioni derivano da una notevole esperienza e conoscenza di casi simili a quelli che riguardano attualmente i signori Lacatus e Clopotar. Naturalmente sappiamo che la loro salute fisica e mentale è sotto la Vostra piena responsabilità e che di certo non la prenderete con superficialità né incuria.
Nel frattempo, sarà nostra cura contattare la direttrice dell’Istituto, che ci risulta essere una persona coscienziosa e attenta ai Diritti Umani, per richiedere di poter visitare i detenuti.
Augurandoci di poterVi essere d’aiuto, nell’àmbito della tutela dei Diritti Umani, in questa dolorosa vicenda e di poter contribuire a far luce sul caso dei due genitori, che riteniamo - in base a una serie di analisi accurate dell’evento - totalmente innocenti e vittime di idee che purtroppo circolano, riguardo ai nomadi, e possono trarre in inganno anche le persone migliori, Vi ringraziamo dell’attenzione e porgiamo i migliori saluti.