19th
Comunicato Stampa del Gruppo EveryOne
COMUNICATO STAMPA
19 settembre 2007
ROM, ROGO DI LIVORNO: IL GRUPPO EVERYONE CHIEDE LA SCARCERAZIONE IMMEDIATA DEI GENITORI DEI BIMBI MORTI
“SONO INNOCENTI, VITTIME DI UN AGGUATO RAZZISTA”
E’ passato più di un mese da quando, nella notte tra venerdì 10 e sabato 11 agosto 2007, sotto un cavalcavia alla periferia di Livorno (località Pian di Rota, nelle vicinanze del piccolo insediamento Rom di Stagno), un complesso di 6-7 baracche, dove si erano stabilite alcune coppie Rom con i rispettivi bambini , ha improvvisamente preso fuoco, devastando l’accampamento improvvisato dalle famiglie.
All’arrivo dei Vigili del Fuoco – cui, intorno a mezzanotte, è arrivata una segnalazione per un incendio di sterpaglie proprio nella frazione di Stagno – la macabra scoperta: le baracche erano completamente avvolte dalle fiamme e all’interno di una di esse giacevano i corpicini semicarbonizzati di Eva, di dodici anni, Mengji, di quattro anni, Danchiu e Lenuca Carolea, di otto e sei anni.
I genitori, Victor Lacatus (30), Elena Lacatus (29), Menjii Clopotar (44) e Uca Caldarer (38), sono stati immediatamente sottoposti a fermo dagli Inquirenti, con l’accusa iniziale di “incendio doloso” e “abbandono di minore seguito da morte”. Secondo i quattro genitori – e secondo le testimonianze di altri romeni presenti al momento dell’agguato –, una banda di persone – con tutta probabilità italiane – ha attirato la loro attenzione all’esterno delle baracche, con grida offensive e minacciose, tra cui “ Maledetti romeni, vi diamo fuoco!”. I genitori hanno a quel punto lasciato i figli dormienti nella baracca, uscendo e intravedendo tra gli aggressori uno di loro con in mano una bottiglia . Lanciatisi all’inseguimento degli stessi, i genitori sono ritornati sul posto poco dopo, notando però che l’intero accampamento era stato dato alle fiamme e che pertanto era impensabile anche solo provare ad avvicinarsi alle baracche. Impauriti e terribilmente scioccati, i quattro si sarebbero allontanati dal luogo dell’incendio; poco dopo venivano fermati dalla Polizia e informati della tragica morte dei loro piccoli. Una bambina – le cui generalità non sono state rese note dagli Inquirenti che l’hanno ascoltata –, anch’essa ospite della baracca dove sono morti i tre fratellini e un’amichetta, è riuscita a mettersi in fuga in tempo, uscendone illesa.
Al sopralluogo nella zona del cavalcavia, svolto dalla Polizia Scientifica e dai Vigili del Fuoco, sono stati ritrovati all’interno della baracca dove giacevano i piccoli – come ha confermato il difensore dei quattro, Andrea Callaioli – dei cocci di vetro e il collo di una bottiglia fuso dal calore . Gli Inquirenti giustificano il ritrovamento con il fatto che i Rom avessero acceso una candela per la notte, e che questa abbia originato l’incendio.
“Anche ipotizzando questa strada,” affermano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau del Gruppo EveryOne, che si stanno occupando del caso “la temperatura massima di un incendio all’interno di una normale abitazione si aggira intorno ai 5-600 gradi centigradi; temperatura che non consente al vetro di fondersi. Per citare un esempio, l’esperto Kevin R. Ryan ha calcolato che all’interno delle Torri Gemelle si svilupparono 5-700 gradi centigradi, e infatti le finestre in vetro non si fusero. La benzina,” continuano i membri del Gruppo “se incendiata raggiunge sin da subito i 280 gradi, ed è in grado di arrivare sino ai 2200 gradi nel picco dell’incendio. In questo caso, il vetro inizierebbe a fondere a una temperatura di 1200/1500 gradi”. Pertanto, si avvalora ulteriormente la tesi dell’attentato a matrice razzista con una bottiglia incendiaria o bomba Molotov (ordigno formato da una bottiglia in vetro riempita con liquido infiammabile, con uno straccio avvolto e fissato attorno al collo che funge da innesco) .
Nonostante questo, i genitori (pur scagionati dall’accusa di “incendio doloso”) continuano a non essere creduti dal PM Antonio Giaconi e dal GIP di Livorno Rinaldo Merani, che dopo due giorni di interrogatori aveva convalidato il fermo.
Il 18 agosto viene ricevuta tramite lettera postale alle due redazioni livornesi dei quotidiani “Il Tirreno” e “La Nazione” una rivendicazione da parte di un’organizzazione di matrice razzista finora sconosciuta, il “Gruppo Armato di Pulizia Etnica” (GAPE). La lettera veniva acquisita dagli stessi Inquirenti, che tuttavia decidevano di ignorarla e di confermare l’imputazione dei genitori per “abbandono di minore seguito da morte”.
“Il testo della lettera non deve essere sottovalutato, perché possiede tutti i caratteri della rivendicazione di un omicidio di natura razziale e della minaccia diretta all’etnia Rom presente in Italia . Non risulta tuttavia che le indagini si siano indirizzate a cercare il gruppo infanticida, probabilmente neonazista, che è ancora in libertà,” dich iara Roberto Malini (EveryOne), che studia da trent’anni, a contato con i principali istituti del mondo, i fenomeni discriminatori che conducono alle persecuzioni e ai genocidi. “Il fenomeno delle aggregazioni razziste e neonaziste è sempre più grave. C ontemporaneamente al rogo di Livorno, altri incendi dolosi, finalizzati a uccidere o terrorizzare i nomadi si sono verificati anche a Genova . Il pregiudizio che circonda i Rom e i Sinti è il più grande alleato dei criminali razziali e purtroppo avvelena ormai anche le istituzioni. E’ tempo che alzi la voce l’Italia dei Diritti Umani”.
Nei giorni scorsi, poco prima dei funerali, le due madri delle piccole vittime, Elena e Uca, hanno ottenuto gli arresti domiciliari (l’ARCI regionale ha messo a loro disposizione un alloggio a Cecina), mentre Victor Lacatus e Menjii Clopotar si trovano ancora all’interno del carcere delle Sughere di Livorno, in condizioni fisiche e psichiche disastrose. Il 14 settembre scorso Victor, padre della piccola Lenuca Carolea, ha tentato di impiccarsi in carcere , sopraffatto dalla disperazione. La mattina seguente è stato sorpreso dalle guardie carcerarie mentre prendeva a testate i muri circostanti la sua cella .
“E’ in atto a Livorno una palese violazione dei diritti umani” dichiara Matteo Pegoraro (EveryOne) . “Persone innocenti si ritrovano a scontare una detenzione per un crimine che non hanno commesso, mentre i veri colpevoli sono tuttora liberi di agire contro le altre comunità Rom stanziate sul territorio italiano”.
Il Gruppo EveryOne ha indirizzato ieri una lettera alla Direttrice del carcere Le Sughere, Anna Carnineo, dove si chiede di ” non sottovalutare le spaventose condizioni in cui versano attualmente i due detenuti, che sicuramente sono ai limiti della sopportazione umana di una condizione di prigionia che si somma al loro stato di prostrazione e sofferenza” e si fa notare “che la loro situazione attuale è simile a quella dei detenuti ebrei o nomadi nei campi di concentramento nazisti e che il loro livello di spirito di sopravvivenza è a una soglia bassissima ”.
I membri di EveryOne nei prossimi giorni chiederanno di accedere alla Casa circondariale di Livorno, accompagnati da uno psichiatra, per visitare i due detenuti e constatare direttamente le loro condizioni, fornendo al legale che li difende le più valide ragioni per ottenere l’immediata scarcerazione.
“Se la situazione non verrà risolta a breve” concludono i leader di EveryOne “saremo costretti a far intervenire urgentemente nella questione il Consiglio Europeo , che ha più volte ammonito l’Italia di attuare una chiara politica discriminatoria contro i Rom e i Sinti, e ha stigmatizzato lo stesso atteggiamento pregiudizievole anche riguardo alla vicenda del rogo di Livorno”. Intanto, in questi giorni, è nato il coordinamento “Amici degli Angeli”, ossia il gruppo di associazioni, attivisti, intellettuali, personalità politiche e gente comune che si sono riuniti attorno al caso dei bambini Rom .
Per il Gruppo EveryOne: Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau